Self made design

Avete mai sentito parlare di self made design (design autoprodotto)?

E’ un termine che da qualche anno viene usato sempre più spesso.
Cosa significa con precisione? Ve lo spiego usando le parole dell’architetto Andrea Ponsi:

É coltivare e fare fruttare volontà e talento, anziché delegarle interamente alla responsabilità di altri.
É fornire un esempio di come sia possibile lavorare non solo per il guadagno materiale, lo stipendio o la posizione sociale, ma per associare un’onesta gratificazione economica ad una remunerazione di carattere emotivo e spirituale. 
É cercare, inventare, provare e riprovare, superare con pazienza e determinazione le difficoltà degli inevitabili fallimenti per ottenere un prodotto funzionale, utile e bello.
É condividere con gli altri impegni e competenze, scambiare idee e suggerimenti, tessere una trama di relazioni umane e lavorative.
É connettere fantasia e tecnica, organizzazione produttiva e volontà commerciale.
É relazionare intuizione e funzionalità, fare dialogare l’arte del bricoleur con l’abilità dell’artigiano, la capacità visionaria dell’artista con la competenza del designer, la concretezza dell’imprenditore con l’immaginazione del poeta.

Valentina Croci, giornalista freelance e docente di storia del design, sostiene che l’autoproduzione attuale non nasca come un fenomeno di critica o di presa di posizione antindustriale ma metta in evidenza un canale di ricerca parallelo in cui il designer è il regista di un processo che va dall’ideazione del prodotto alla sua realizzazione e commercializzazione.
In questo processo possiamo trovare figure diverse:
il designer che progetta per la grande distribuzione e parallelamente porta avanti progetti autoprodotti, utilizzando per quest’ultimi una ricerca più personale e una realtà produttiva limitata, fatta di artigiani e piccoli terzisti locali;
il designer, che dopo aver ideato un progetto, ricerca e affida il lavoro di realizzazione a terzisti, e si occupa poi della commercializzazione del prodotto;
il designer che produce il proprio progetto affidandosi alle nuove tecnologie: macchine per il controllo alfa numerico, file digitali, una sorta di artigianato digitale;
i fab-lab: laboratori in cui si possono implementare i propri progetti attraverso una progettazione condivisa e con l’utilizzo delle tecnologie digitali.

In Italia è una realtà che sta crescendo, tanto che vengono organizzate delle mostre mercato molto interessanti.

Operae, manifestazione organizzata a Torino, che dal 2009 fa convergere pubblico e addetti ai lavori attorno a progetti accomunati da una particolare attenzione nei confronti della materia così come del processo e della tecnica produttiva. Operae propone un paesaggio abitato da oggetti portatori di valori nuovi, siano essi economici, sociali, produttivi o relazionali, che nascono dall’intersezione tra competenze artigiane e saperi digitali, tra pratiche locali e bisogni globali, tra professionalità specializzate e narrazioni collettive.
La manifestazione offre l’opportunità di scoprire prodotti, di prendere nota dei fenomeni emergenti, entrare in contatto con gli attori del processo, fermarsi a riflettere sui tanti aspetti che il design tocca. Grazie a un programma di incontri con personalità del mondo del design, dell’economia e della cultura e a un ricco calendario di workshop, Operae coinvolge sia professionisti del settore sia appassionati e curiosi.
Oltre a essere incubatore di storie, porta alla ribalta approcci sperimentali, innovativi e multidisciplinari, consentendo ai designer di vendere i propri prodotti e ai visitatori di acquistare pezzi unici o realizzati in serie limitata.
Quest’anno Operae si svolgerà tra il 6 e l’8 novembre.

Open Design Italia, una mostra-mercato itinerante, presente dal 2010, sul design autoprodotto e di piccola serie che seleziona creativi attraverso un concorso internazionale.
Si rivolge a progettisti, imprenditori, artigiani, distributori e al grande pubblico che possono entrare in contatto diretto con chi progetta e produce piccole gemme del saper fare.

Source Self made design è  una mostra sul design autoprodotto che include anche una serie di eventi collaterali, dibattiti, workshop e conferenze, organizzata a Firenze da Altrove.
L’iniziativa dà spazio a designer italiani e internazionali, talenti affermati ed emergenti del mondo dell’autoproduzione e offre loro uno spazio espositivo gratuito. Il contesto, in costante evoluzione, mette in rete progettisti, artigiani, commercianti e aziende, per stimolare un dibattito sull’argomento dell’autoproduzione e incuriosire anche il pubblico dei non addetti ai lavori.
L’evento ha una durata di dieci giorni, inizia il 10 Settembre, e si svolge all’interno della Limonaia di Villa Strozzi sede del Sino Italian Design Center, partner dell’iniziativa.

A confermare come il fenomeno del design autoprodotto stia effettivamente prendendo piede è anche la risposta che abbiamo navigando in rete: sono nati alcuni portali che raggruppano e commercializzano solo prodotti di questo tipo.

Vi segnalo quelli che mi sembrano più interessanti:

Treneed.com è una nuovissima piattaforma e-commerce sviluppata dagli stessi ideatori di Promotedesign.it, web community di riferimento che connette designer emergenti in cerca di produttore con aziende impegnate nello scouting di nuovi talenti. Una rassegna di oggetti e prodotti innovativi dedicata ai design lover in cerca di originalità, sostenibilità e personalizzazione.

Naviganti e sognatori: idea nata per rendere possibile raccontare e radunare in uno stesso luogo immaginario un po’ della bella gente creativa italiana: le loro storie, i loro manufatti pieni di fascino oltre ad una bottega delle meraviglie tutta Made in Italy. Nello shop online trovate articoli creati con lentezza e cura dei particolari.
Le quantità di ogni accessorio sono volutamente limitate perché artigianali; il tempo necessario per riassortirle varia in base alla complessità della lavorazione del prodotto.

Internoitaliano: è un nuovo sistema di produzione e vendita di oggetti d’arredo ispirati al fare e al modo di abitare italiani ideato da Giulio Iacchetti.
Internoitaliano ha un cuore pulsante costituito da un tessuto produttivo fatto di una rete di laboratori artigiani e aziende manifatturiere che incarnano l’eccellenza della capacità italiana di creare manufatti di altissima qualità. Internoitaliano è perciò una fabbrica diffusa.
Gli oggetti di Internoitaliano godono di uno status particolare, sono oggetti felici, nati cioè da un’azione paritetica di un designer che li ha progettati e di un artigiano che li ha realizzati con passione.
Ogni oggetto è in sé autonomo e versatile e può diventare parte di uno scenario complessivo che si potrà comporre in modo graduale nel tempo investendo i principali ambienti della casa.
I nomi propri scelti a denominare gli oggetti di Internoitaliano sono un omaggio a cittadine e paesi appartenenti a un’Italia minore, mai celebrata, ma altrettanto reale e rappresentativa di una soffusa e autentica identità nazionale.

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