Letto di notte

Ho appena finito di leggere “Scritto di notte” di Ettore Sottsass.

Conoscevo Sottsass il designer-artista-architetto,  ho letto il libro spinta dalla curiosità intellettuale  e dall’istinto voyeristico di conoscere l’uomo.

La sua autobiografia parla di un uomo non convenzionale, difficile da inserire in un determinato schema, sfuggevole a ogni titolo preconfezionato, un po’ architetto ma anche artista, artigiano, designer, scrittore e molto altro ancora.

Gli insegnanti dicevano di lui: “E’ intelligente ma non si applica. Dovrebbe applicarsi di più.”

In realtà a me sembra che fin da bambino sia stato interessato ad altro, probabilmente a cogliere il senso vero della vita: “Ho passato tutta la vita a correre, a correre, a correre dietro a qualche cosa che non ho mai saputo che cosa fosse, come fosse, dove fosse. E non ho neanche mai capito perché ho scelto di correre. Anche quando ero piccolo continuavo a correre. Correvo senza sapere verso che cosa correvo.”

Mi piace pensare a Sottsass come ad un marinaio che ha navigato a vista, senza seguire rotte conosciute e ben delineate, andando a volte alla deriva per ritrovarsi poi in nuove rotte, nuovi luoghi: “…lavoravo per cercare di conoscere il provvisorio, cioè per trovare figure adatte al momento, che poi sarebbero state invase da altre figure,…sapevo di rivolgermi a comunità piccole, momentanee, ridotte, limitate..”.

Ogni nuova rotta, ogni nuovo capitolo della sua vita porta con sé l’inevitabile perdita di quello precedente: “C’è sempre una perfezione che viene perduta. C’è sempre un incantesimo che non si trova più….Si continua ad abbandonare qualcosa. Si continua a dire addio. Il problema è forse cercare di inventare nuove perfezioni, pensare che ogni momento è una perfezione che comunque si può perfezionare – voglio dire il problema permanente è costruirsi nuove perfezioni di cui poi continuare ad avere, per sempre, nostalgia.”

A tutto questo, alla vita di Sottsass, fanno da sfondo, per emergere poi a tratti, grandi nomi e illustri personaggi che hanno fatto la storia e la storia dell’arte e dell’architettura.

Mi sembra ora di conoscere un pezzettino in più di Sottsass, di averne annusato in qualche modo l’essenza, di aver un po’ partecipato della sua vita. Di lui, l’immagine che  mi resta è quella di un ”… amico della gente incerta, perplessa, modesta che cerca di capire e che sempre è nello stato di uno che non ha capito… amico della gente che ha paura.”